Pietro Laureano · Consulente UNESCO
«Ogni giorno la morte di un vecchio, l’abbandono di un villaggio da parte di un contadino, determina la scomparsa di una biblioteca di conoscenze locali indispensabili a fronteggiare le nuove sfide.»
Africa Forum, Roma 2008
Il sistema di climatizzazione naturale del Baglio San Michele non nasce da un’invenzione contemporanea, né da un’operazione di citazione stilistica. Nasce dalla volontà di comprendere e rendere di nuovo operativi principi costruttivi antichi, maturati nel Mediterraneo e sedimentati nella cultura del luogo. L’obiettivo non è imitare forme lontane, ma riattivare un’intelligenza climatica che appartiene già, in modo diretto o indiretto, alla tradizione siciliana.
Cosa si intende per architettura vernacolare
L’architettura vernacolare è l’architettura prodotta nel tempo dalle comunità di un territorio, senza il filtro di un progetto accademico formale. È l’espressione costruttiva di un popolo in un luogo determinato: nasce dal clima, dai materiali disponibili, dalle tecniche tramandate e dall’organizzazione della vita quotidiana.
I suoi caratteri fondamentali sono il radicamento nel sito, il sapere cumulativo e anonimo, la risposta intelligente alle condizioni climatiche, l’uso dei materiali locali e un’economia di mezzi che genera chiarezza funzionale. La bellezza, quando emerge, deriva dalla proporzione, dalla sincerità costruttiva e dalla patina del tempo, non dall’ornamento applicato.
Il baglio e la masseria appartengono a pieno titolo a questa tradizione. Sono organismi costruiti per rispondere a esigenze agricole, climatiche e di tutela, organizzati intorno a un cortile, realizzati con la pietra del luogo e pensati per collaborare con il clima piuttosto che contrastarlo. Comprendere il Baglio San Michele come architettura vernacolare significa riconoscere in esso una fonte primaria di intelligenza costruttiva, ancora valida.
La genealogia del baglio
واحة
Wāḥa
L’oasi non nasce dalla natura. Nasce dalla decisione di un gruppo umano di restare — e di lavorare insieme per strappare fertilità alla sabbia. Raccolta dell’acqua piovana, canali sotterranei, alberi piantati in sequenza per creare microclimi: ogni oasi è un progetto collettivo di sopravvivenza. L’oasi insegna che un luogo non esiste senza la comunità che lo vuole.
Αὐλή
Aulé
Nell’antica Olinto, le case si aprivano verso l’interno, non verso la strada. Il cortile centrale — la aulé — orientato a mezzogiorno riceveva il sole basso d’inverno e veniva ombreggiato d’estate dall’aggetto del tetto. Non era architettura da ricchi. Era intelligenza applicata al clima, alla portata di tutti.
Atrium
Roma · II secolo a.C. – V secolo d.C.La domus romana aggiunge due elementi al principio greco: l’atrio, che raccoglie l’acqua piovana in una vasca centrale — l’impluvium — e il peristilio. L’acqua raccolta scorreva in cisterne sotto il pavimento e veniva usata per irrigare. Nessuno spreco, nessun sistema esterno: l’edificio era autonomo perché era stato pensato per esserlo.
حوش
Ḥawsh
Gli Arabi portano in Sicilia la versione desertica dello stesso principio: la casa si chiude verso l’esterno come un blocco compatto, mura spesse che isolano dal caldo, e si apre verso il cielo attraverso una corte interna — il حوش (ḥawsh) — dove l’acqua di una fontana raffredda l’aria per evaporazione e la vegetazione filtra la luce. L’asse culturale Andalusia–Sicilia arabo-normanna trova qui una delle sue espressioni più dirette sul territorio.
Baglio
Sicilia occidentale · XV–XVIII secoloIl baglio è la sintesi finale. Mura di pietra calcarea locale alte e spesse, che d’estate tengono il fresco e d’inverno irradiano il calore accumulato. Un portale unico — difensivo verso l’esterno, accogliente verso l’interno. Una corte chiusa che è insieme spazio di lavoro, di incontro, di sosta. Cisterne sotterranee. Logge e porticati. E, sempre, uno spazio per il sacro: la cappella. Il baglio non era un palazzo. Era un sistema: autosufficiente, comunitario, pensato per durare generazioni.
L’asse culturale di riferimento
Il Mediterraneo è stato per secoli uno spazio di scambio di saperi costruttivi. Per il sistema di climatizzazione del Baglio il riferimento più pertinente non è generico, ma si concentra sull’asse che va dall’Andalusia islamica al Maghreb e arriva fino alla Sicilia arabo-normanna. Si tratta di una continuità climatica, materiale e culturale che rende questi precedenti particolarmente significativi per un edificio ibleo.
L’architettura arabo-andalusa
Nell’architettura arabo-andalusa il patio non è soltanto uno spazio formale o rappresentativo: è un dispositivo climatico. L’acqua viene mantenuta a bassa quota, spesso in vasche e canalette a livello del pavimento, proprio per favorire l’evaporazione e creare un microclima fresco. L’aria si raffredda a contatto con le superfici bagnate e viene richiamata verso gli ambienti circostanti.
Esempi emblematici sono il Patio de los Leones e il Patio de la Acequia all’Alhambra e al Generalife, nonché certi ambienti dell’Alcázar di Siviglia. In questi spazi la vasca centrale — la فسقية (fisqiya) — e i canali a pavimento non sono elementi decorativi accessori, ma parti essenziali di un sistema di raffreddamento passivo.
La Sicilia arabo-normanna
Questa cultura costruttiva non è rimasta estranea alla Sicilia. Il Palazzo della Zisa a Palermo costituisce il precedente più alto e documentato: un sistema di acqua a livello di pavimento, canali e fontane pensato per raffrescare gli ambienti interni. L’eredità arabo-normanna non si è limitata ai palazzi di corte. Si è sedimentata, in forme più umili e pratiche, anche nell’architettura rurale dell’isola, influenzando il modo di organizzare cortili, cisterne e percorsi d’aria.
I dispositivi specifici: salsabil e principio del badgir
Due dispositivi meritano un’attenzione particolare.
Il سلسبيل (salsabīl) è una fontana progettata per massimizzare la superficie dell’acqua a contatto con l’aria. L’acqua scorre in un velo sottile su una lastra inclinata o su una superficie lavorata, aumentando l’evaporazione e raffreddando l’aria che vi passa sopra. Non è una semplice fontana ornamentale, ma un dispositivo climatico.
Il بادگیر (bādgīr), o torre del vento, appartiene a un’altra logica: quella della captazione e del movimento dell’aria. Nelle sue forme classiche è una torre che intercetta il vento in quota e lo convoglia verso gli ambienti, o che estrae l’aria calda. Nel progetto del Baglio questo principio non viene tradotto in torri di linguaggio persiano, estranee al carattere del luogo. Viene invece reinterpretato in elementi discreti — comignoli e bocche di aerazione in pietra iblea — capaci di potenziare lo stack effect e la ventilazione naturale senza alterare l’immagine dell’edificio.
La tradizione delle masserie e dei bagli
Nella pratica vernacolare siciliana questi principi colti si sono tradotti in soluzioni concrete e umili: cortili raccolti, cisterne interrate, pozzi, vasche basse, muri spessi, percorsi d’aria verticali, schermature permeabili. L’acqua non era solo un ornamento, ma una risorsa da gestire con attenzione, legata al ciclo delle cisterne e alla vita agricola. La massa termica della pietra regolava il calore tra giorno e notte. L’orientamento e le aperture erano calibrate sui venti e sul sole.
È in questa tradizione concreta, più che in una generica “ispirazione orientale”, che il progetto del Baglio trova il suo fondamento più autentico.
La corte come dispositivo climatico e sociale
Al centro del baglio tradizionale non vi è soltanto uno spazio vuoto, ma un dispositivo complesso, al tempo stesso climatico e sociale. La corte interna, erede della casa a patio di matrice mediterranea e arabo-normanna, svolgeva una funzione termoregolatrice essenziale: proteggeva dal sole diretto e dai venti dominanti, favoriva la ventilazione naturale e creava un microclima più temperato rispetto all’esterno.
Ma la corte era anche il luogo in cui si articolava la vita comune. In essa convergevano le attività produttive, i momenti di lavoro condiviso e le relazioni familiari. Essa costituiva lo spazio intermedio tra la dimensione privata della casa e quella collettiva del lavoro agricolo. Questa doppia natura — climatica e relazionale — offre oggi un modello prezioso. Nel Baglio San Michele la corte non sarà un elemento decorativo, ma il principio ordinatore della vita comunitaria.
Gestione dell’acqua e sapienza idraulica
In un territorio segnato dalla scarsità di risorse idriche, la sopravvivenza degli insediamenti rurali siciliani è stata storicamente legata a una sapienza idraulica raffinata e pragmatica. Le cisterne scavate o costruite per raccogliere le acque piovane dalle coperture, i canali di scolo e di distribuzione, i pozzi e le tecniche di riuso costituivano un sistema integrato di gestione della risorsa più preziosa.
Nella tradizione arabo-andalusa e arabo-normanna questo principio raggiunge forme particolarmente raffinate. Il سلسبيل (salsabīl) — fontana a superficie inclinata che massimizza l’area d’acqua esposta all’aria — e le vasche rasoterra (فسقية fisqiya) non sono ornamenti: sono dispositivi di raffrescamento evaporativo. Il Palazzo della Zisa a Palermo ne offre un esempio straordinario e diretto sul territorio siciliano.
Nel progetto del Baglio San Michele tale lezione viene assunta come principio: fontana centrale rasoterra con canalette e سلسبيل (salsabīl) in pietra iblea nell’androne, affinché autonomia idrica e comfort termico diventino pratica concreta.
Movimento dell’aria e dispositivi verticali
Accanto all’evaporazione, il secondo principio fondamentale della climatizzazione naturale mediterranea è il movimento controllato dell’aria.
Il بادگیر (bādgīr, torre del vento) cattura il vento in quota e lo convoglia, sfruttando differenze di pressione e di temperatura. Non si tratta di copiare letteralmente queste torri, estranee al paesaggio ibleo. Si tratta di comprendere il principio e di reinterpretarlo in forma discreta e locale.
Nel Baglio San Michele questo si traduce nel percorso verticale esistente (androne–scale–terrazza) come camino naturale, e in comignoli e bocche di aerazione discreti, integrati nel linguaggio della masseria. L’evaporazione e il movimento dell’aria lavorano insieme. In inverno il sistema è completato da stufe, camini e dalla massa termica delle murature.
La reinterpretazione nel Baglio San Michele
Nel Baglio San Michele questi principi vengono riattivati in modo sobrio e locale:
- la fontana centrale rasoterra con canalette diagonali riprende la logica della فسقية (fisqiya) e dei canali a pavimento;
- il سلسبيل (salsabīl) in pietra iblea nell’androne pre-raffredda l’aria in ingresso al percorso verticale;
- il sistema androne–scale–terrazza funziona come camino naturale;
- comignoli e bocche di aerazione discrete, ispirate al principio del بادگیر (bādgīr), potenziano captazione ed estrazione;
- pergole, piante, schermature permeabili e massa termica dei muri completano il sistema.
In inverno il medesimo organismo architettonico lavora in modo inverso: stufe e camini, massa termica che accumula e rilascia calore, chiusura controllata delle aperture alte. Gli stessi elementi cambiano regime secondo la stagione.
Il baglio come ecosistema autosufficiente
La masseria fortificata non era un’isola produttiva isolata, ma un piccolo ecosistema in cui ogni elemento era in relazione con gli altri. Produzione agricola, allevamento, artigianato, abitazione e vita familiare si svolgevano all’interno di un organismo unitario, regolato dai cicli della natura e dalla necessità di ottimizzare le risorse disponibili.
Ciclo produttivo
Gli animali fornivano lavoro e concime; gli orti e i campi nutrivano uomini e bestie; le strutture murarie e gli spazi aperti rispondevano a esigenze di difesa, di lavoro e di vita quotidiana.
Lavoro e artigianato
Il lavoro manuale e l’artigianato non erano attività accessorie, ma parte integrante della qualità del luogo e della sua capacità di durare nel tempo.
Intelligenza territoriale
Questo modello di autosufficienza relativa rappresentava una forma di intelligenza territoriale, oggi più che mai necessaria di fronte alla fragilità delle filiere esterne.
Oggi, in un’epoca di dipendenza da sistemi esterni e di fragilità delle filiere, recuperare questa visione significa progettare una comunità capace di produrre, almeno in parte, il proprio cibo, di valorizzare il lavoro manuale e di mantenere un rapporto diretto e responsabile con la terra che la ospita. Il Baglio San Michele si propone come interpretazione contemporanea di quell’ecosistema: non chiusura, ma autonomia; non isolamento, ma radicamento.
Continuità con i saperi locali
Recuperare i saperi della tradizione mediterranea non significa pretendere di ripetere il passato né di comporre un mosaico eclettico di citazioni stilistiche. Significa, piuttosto, riconoscere in essi un patrimonio di conoscenze consolidate, culturalmente radicate ed ecologicamente efficaci, e reinterpretarle alla luce delle esigenze presenti.
Come ha scritto Lorena Musotto nella sua ricerca sugli insediamenti sostenibili della tradizione mediterranea, si tratta di organizzare modelli sociali autosostenibili e autopoietici, capaci di perpetuarsi e di rigenerarsi nel rispetto delle caratteristiche climatiche, geografiche e storico-culturali del luogo.
In questo modo la comunità intenzionale che qui prenderà forma non interrompe la storia del territorio, ma la prosegue con consapevolezza e responsabilità. Il Baglio non è un museo. È un organismo vivo che, partendo dalle sue radici storiche, cerca di rispondere alle domande del nostro tempo con la saggezza di chi ha già saputo abitare questo territorio in modo durevole e bello.
Declino e rinascita
Dopo l’Unità d’Italia la struttura residenziale rurale entra in crisi. Il Baglio San Michele ne interpreta il significato storico e ne propone una rinascita radicale, coerente con la tradizione e orientata alla vita comunitaria stabile.
Crisi e trasformazione
Dopo l’Unità, la villa tradizionale e il baglio entrano in crisi: la grande proprietà appare di reddito troppo lento e legata a mentalità arcaiche. La risposta storica è spesso il recupero scenografico delle dimore. Il Baglio San Michele opera una dinamica analoga ma invertita: non ammoderna un’architettura aristocratica per farne residenza estiva di prestigio, ma restaura un organismo rurale fortificato (la Masseria Torre Mastro) per restituirgli una nuova vita comunitaria stabile, orientata alla famiglia, alla fede e all’autonomia.
Riflessione storica e identità
La riflessione storica è strumento di affermazione di valori collettivi: stirpe, tradizione, continuità. L’architettura diventa linguaggio di radicamento. Questo è il nucleo ideativo del progetto: il Baglio non è un intervento generico di housing, ma un atto di radicamento nella cultura siciliana e nella tradizione cristiana. Mantenere e valorizzare la forma del baglio (cortile, mura, rapporto con la campagna) significa guardare indietro per affermare un legame vivo con il passato, non per mera nostalgia.
Recupero e nuova progettualità
La Fase 1 è quasi interamente un grande intervento di recupero e riorganizzazione interna del baglio esistente (14 unità abitative). La Fase 2 prevede nuove costruzioni rurali sulle terre della masseria e il ripristino dell’ala crollata. La lezione storica è chiara: quando si costruisce di nuovo, è fondamentale mantenere la coerenza con la tipologia siciliana e con l’idea di comunità intenzionale tradizionale.
Artigianato e borgo
Il felice connubio tra progettazione e artigianato è espressione tipica del borgo. Il Baglio San Michele non è solo un contenitore di abitazioni, ma un organismo che fa vivere di nuovo saperi costruttivi, lavori manuali e bellezza fatta a mano, in continuità con la tradizione locale. È esattamente a questo che puntano l’Archivum Artium e la cooperazione con le realtà artigiane e imprenditoriali del territorio ibleo.
Il Baglio San Michele
Le radici storiche del progetto non sono un ornamento culturale, né un esercizio di citazione. Sono la base di un’architettura che vuole essere intelligente, autonoma e bella. Il Baglio San Michele non copia modelli lontani: comprende principi antichi e li rende di nuovo operativi all’interno di una comunità contemporanea radicata nella fede cristiana e nella cultura siciliana. In questo senso la tradizione non è nostalgia, ma continuità viva.
La tesi del progetto
Il Baglio San Michele non è un edificio storico da conservare.
È una tecnologia millenaria da rimettere in funzione.
I riferimenti storici e architettonici contenuti in questa pagina sono documentati, tra le altre fonti, nella ricerca accademica di Lorena Musotto, «Insediamenti sostenibili della tradizione mediterranea. Il recupero dei saperi e delle conoscenze locali nei processi di pianificazione e progettazione contemporanea», Dottorato di ricerca, Università degli Studi di Napoli Federico II, XXIII ciclo; e in Giuseppe Adani, «Le reviviscenze stilistiche e il villino novecentesco», in Ville dell’Emilia Romagna, Milano, Silvana Editoriale d’Arte, 1982 (prima edizione), Vol. 2, Dai fasti del Settecento al villino urbano. La citazione di Pietro Laureano è tratta dall’intervento all’Africa Forum, Roma, 4 giugno 2008.